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da LUNEDI' a VENERDI' dalle ore 6,30 alle 12,00, dalle ore 13,30 alle 19,00 e dalle ore 20,15 al termine delle attività serali
SABATO e DOMENICA dalle ore 7,00 alle 12,00 e dalle ore 13,30 alle 19,30

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In Coena Domini, 09/04/2020

Quest’anno la nostra Settimana Santa e la nostra Pasqua saranno diverse. Non avremo i tradizionali riti liturgici che siamo soliti vivere insieme in Basilica: non celebreremo la Lavanda dei piedi ai bambini, ai ragazzi e ai giovani del Santuario, non adoreremo il Pane della Vita, non baceremo il Crocifisso, non ci sarà la processione lungo le strade della Bozzola con il simulacro del Cristo morto e non accenderemo le nostre candele nella Veglia Pasquale. Certamente noi speravamo tanto di tornare in chiesa almeno per celebrare la Pasqua come abbiamo sempre fatto, ma ormai da settimane la paura ha invaso le nostre strade e la nostra vita, costringendoci a scelte necessarie anche se non volute. Vivremo dunque una Pasqua diversa, ma non una Pasqua minore. E questa, probabilmente, sarà la Settimana Santa più vera che abbiamo vissuto. Perché?

Perché mi pare di capire che Cristo sia uscito dal suo tempio per ascoltare le preghiere del suo popolo di cui ha preso il volto. Mi sembra che Gesù voglia dire a tutti noi: “Come siete lenti a credere! La Pasqua l’avete davanti ai vostri occhi, in questi giorni”. Di fatto, se ci pensiamo bene, è Pasqua quando noi accogliamo i nostri ammalati nei nostri ospedali e li colmiamo di attenzioni proprio come il popolo di Gerusalemme, agitando i rami di ulivo, ha accolto nostro Signore; è Pasqua quando la famiglia si riunisce e riscopre la gioia di stare intorno alla tavola imitando il Signore e i suoi discepoli che hanno condiviso l’ultima cena nel Cenacolo; è Pasqua quando domenica prossima qualcuno intonerà un canto dopo il pranzo, come il Signore e i discepoli hanno cantato i salmi e i canti del loro popolo alla fine dell’Ultima Cena; è Pasqua quando ci laviamo le mani in segno di attenzione per gli altri, come il Signore ha lavato quella sera i piedi dei suoi discepoli.

Proprio in quest’icona dove il Signore si spoglia di tutto e si riveste di un grembiule per lavare i piedi ai suoi discepoli, vediamo Dio che è amore posto al servizio dell’amato. Dio è colui che lava i piedi a me che sono come Pietro il rinnegatore, come Giuda il traditore, come gli altri che lo abbandonano. Questo mi fa capire che la salvezza parte dall’accettare ciò che Dio fa per noi. Questo è il principio della vita nuova!

Certamente quello di Gesù è un gesto forte, quasi imbarazzante, che si concentra su di una parte anatomica umana “non nobile”, sempre a contatto con la terra e con tutta la sporcizia che da essa raccoglie, e che rappresenta la scelta che contiene il germe di tutta l’esclusiva genialità che nostro Dio può avere: nessun re si è mai abbassato a tanto se voleva mantenere il suo potere od il suo carisma. Il nostro Dio fonda la sua potenza su di un atto di debolezza profonda, tipico degli schiavi, e non si preoccupa di ciò che possono pensare i suoi discepoli, ma chiede loro solo l’obbedienza nel farsi servire.

Da questo esempio capiamo che la Chiesa e l’Eucarestia si comprendono nella circolarità del servire e lasciarsi servire, gesti che implicano la capacità di superare ogni imbarazzo nel voler lavare tutto lo sporco che un fratello può raccogliere; la capacità di superare ogni orgoglio nel farsi lavare lo sporco che ognuno di noi accumula nel cammino terreno, nella consapevolezza che entrambe gli atteggiamenti sono parte dell’unico destino, dell’unico esodo verso la vita eterna, verso la resurrezione. Quest’anno il Signore ci sta guidando in un esodo in cui tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo.

Non siamo privati dell’Eucarestia, ma veniamo interrogati sul desiderio che abbiamo di essa durante questa involontaria e temporanea astensione, ricevendone i benefici nella misura del desiderio che ne abbiamo. Il digiuno quaresimale, con le sue regole e tradizioni, ha lasciato il posto ad inediti digiuni che non ci siamo scelti ma a cui dobbiamo rispondere con amore e speranza.

Siamo chiamati a lavarci i piedi reciprocamente nelle nostre case, nelle nostre piccole comunità, costretti allo stesso tempo alla convivenza e alla lontananza, chiamati ad offrire in sacrificio i nostri egoistici desideri a vantaggio di tutti, di una comunità umana sulla quale, forse, non abbiamo mai riflettuto a fondo come cristiani o, se volete, come servitori nell’amore e nella verità.

p. Giovanni