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Accoglienza Pellegrini

Il tempo della vita è alternanza di gioie e dolori, fatiche e speranze. A volte i nostri occhi si spalancano nello stupore di fronte alle meraviglie della vita, ma possono riempirsi anche del grigio della noia o del nero della disperazione. Ecco però che l’Avvento ogni anno ci sorprende con il suo annuncio di speranza: Dio è fedele! Egli è presente nella storia dell’uomo con una promessa: “Ecco, verranno giorni in cui io darò compimento alla parola di salvezza che io ho pronunciato”.

Se anche i segni del mondo attorno a noi inducono al pessimismo, la parola del vangelo è più forte: “la vostra liberazione è vicina!”. Allora possiamo ancora parlare di futuro; possiamo intraprendere un cammino nuovo. Ha senso che cerchiamo di prenderci cura della storia per “crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti”, come ci dice san Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi, perché il nostro tempo è avvolto dalla sua promessa di giustizia. Di fatto ogni angolo della terra ha un popolo che grida, una donna che sperimenta la minaccia, un figlio che ha paura: tutti aspettano un tempo di riposo e un po’ di pace. Angoscia e ansia, anche loro, fanno parte dei nostri tempi di attesa al punto che fanno del nostro un tempo di domande. E se è difficile dire degli strani segni annunciati dal vangelo, c’è una Promessa che ci racconta della vita come benedizione. Si parla di liberazione annunciata da attendere dentro la vita.

Quando pensiamo alla nostra società ci accorgiamo che essa è la società della fretta e dell’efficienza. Abbiamo tante cose da fare, da costruire e da comperare. Ci sembra che nulla possa esistere se non è subito nelle nostre mani e sotto i nostri occhi. E mentre tutto ciò accade la parola del Signore ci chiama a conversione: ci chiede di vedere la presenza, già forte e concreta, dell’opera di Dio a nostro favore anche quando non ci sembra di possederla, anche quando tutto, attorno a noi, sembrerebbe parlare d’altro. Il vangelo chiede a tutti gli uomini di “preparare la via del Signore”, di costruire la vita su di Lui, quando la storia è ancora dominata da ben altri potenti. A questo invito segue quello dell’apostolo Paolo che nella lettera ai Filippesi, ci invita ad avere lo stesso sguardo di speranza anche su di noi perché “Dio, che ha incominciato in voi l’opera buona, la porterà a compimento per il giorno di Gesù Cristo”. E se tante volte la nostra città, il nostro quartiere, la nostra via, così conosciute, così familiari, così nostre, possono assomigliare ad un deserto dove regna desolazione e solitudine, incomprensione e mancanza di affetto, quando questi ambienti così familiari hanno bisogno di amore e di perdono, c’è un’informazione preziosa che ci raggiunge: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”. Questo ci riempie il cuore.

Qualcuno ha promesso di porre la sua tenda in mezzo a noi ed è ovvio prepararsi per la sua venuta. Prepararsi come per una grande festa.

Tutto questo ci ricorda che il tempo dell’attesa non è vuoto di azione. C’è da fare un grande lavoro di costruzione di una nuova umanità dentro e attorno a noi.

Il profeta Sofonia ci invita ad essere persone profondamente radicate nell’ottimismo e nella gioia “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!”. Egli ci parla di una serenità che non si basa sulla buona sorte, ma sulla potenza di questo Dio, che ha fatto di noi la sua gioia: “Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa”. E mentre Sofonia ci sprona all’ottimismo e l’apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi ci raccomanda l’arte della preghiera: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti”, il vangelo ci ricorda di fare bene il nostro dovere, il nostro mestiere di uomini e donne nel mondo, perché nessuno slancio religioso è autentico se dimentica di costruire il bene nell’oggi, assieme a tutti gli uomini di buona volontà.

Una domanda per tutte sorge in questo tempo di Avvento: che cosa dobbiamo fare? Cambiare vita in modo radicale oppure occuparci umilmente del nostro quotidiano? Ci dicono: urge una svolta. Sì, ma perché o per chi dovremmo cambiare? Ci deve essere una ragione talmente forte da metterci in viaggio, da farci convertire la rotta. Non per calcolo. Non per convenienza. Ci deve essere qualcuno così forte da afferrarci la vita. Nessuno cambia se non viene incontrato da una presenza che lo emoziona, che gli scalda il cuore, che gli dà speranza, che vince la morte.

Il Natale che stiamo attendendo ci invita a credere che l’incontro con Dio passa attraverso la concretezza delle cose che accadono, anche quando sono piccole e dure da accettare. Come Betlemme, come ci ricorda il profeta Michea: “così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, ma da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele!”; come il bimbo Gesù, ancora piccolo e invisibile ai più, ma che muove attorno a sé tutta un’umanità. Prepariamoci ad incontrare il Signore cercandolo nelle cose piccole, concrete e, a volte, un po’ faticose della vita. Così facendo la promessa dell’Avvento si concretizzerà in un nuovo Natale per ognuno di noi.

Buon Avvento a tutti.

p. Giovanni Prina

 

Le parole del Santo Padre

papa stemma

"[...] Cari fratelli e sorelle della diocesi di Vigevano! Il mio pensiero va, infine, alla Madre di Dio, che voi venerate con il titolo di Madonna della Bozzola. A Lei affido ogni vostra Comunità, perché ottenga una rinnovata effusione dello Spirito Santo su questa cara Diocesi. [...]"

dall'omelia del Santo Padre Benedetto XVI

Vigevano, Piazza Ducale

Sabato, 21 aprile 2007