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Cronaca di un pomeriggio d’elevazione

Domenica 31 dicembre 2006, dopo un lungo periodo di frequentazione domenicale del Santuario nelle messe del mattino (8,30 e 10,30), decido, spinto dalla voce dello Spirito Santo, di riassaporare l’atmosfera delle celebrazioni del mercoledì sera partecipando alla Messa per il ringraziamento del 2006 e, allo stesso tempo, di guarigione e liberazione delle ore 16.

Voglio ringraziare la Madonna della Bozzola per avermi concesso nel corso del 2006 per la terza volta, dopo quelle del 1985 e del 1999 (vedi le testimonianze presenti sul mio sito www.luigipasini.it nell’area dedicata al Santuario), la grazia di aver superato una grave malattia di mia madre che, all’inizio dell’anno, ha rischiato seriamente la vita.

Conoscendo la mia devozione per la Madonna della Bozzola e dopo le parole del Sacerdote che, al racconto della terza grazia ricevuta nella mia famiglia, mi definì lo scorso aprile “un privilegiato della Madonna “, partecipo alla messa di guarigione e liberazione portando anche davanti al Santissimo le intenzioni di due colleghe ed amiche che si sono affidate alle mie preghiere per affrontare problemi di salute e di lavoro.

Alle 15,20 il Santuario è già quasi al limite della capienza. Entro mentre Don Gregorio, seduto nei primi banchi, sta concludendo il penultimo Rosario in adorazione al Santissimo, esposto sull’altare dalle ore 14.

L’atmosfera è intensa, inizia l’ultimo Rosario dedicato ai misteri della Gioia, le persone entrano ormai guidate dal servizio d’ordine perché di posti a sedere ne sono rimasti davvero pochi; il clima si eleva sempre di più, ci si dimentica del contorno e delle luminarie fuori, entrando in un ambito di trascendenza che infonde una serenità ed una sicurezza senza pari.

Alle ore 16 puntuali Don Gregorio inizia la celebrazione; la solennità dei canti ci conduce alla Parola di Dio affidandoci a Lui con assoluta fiducia.

L’omelia è una vera e propria catechesi, non c’è fretta. Tutte le persone presenti sono assorte alle parole del Don. Queste celebrazioni sono da me spesso definite l’università della Fede. Nessun partecipante è presente per puro precetto domenicale. La voce dello Spirito Santo ha mosso ognuno dalle proprie case per attingere con le proprie mani all’unica fonte di acqua vera.

Don Gregorio, prendendo spunto dalla Sacra Famiglia, ricorda la fondatrice dell’ordine della Sacra Famiglia, Santa Paola Elisabetta Cerioli, dal quale lo stesso Don proviene e la ringrazia per avere la possibilità di governare una famiglia così grande come quella del Santuario che, negli anni, ha raggiunto dimensioni enormi e richiamato a schiere innumerevoli di fedeli che, sotto lo sguardo materno di Maria, hanno trovato conforto all’ombra della Casa da lei voluta nel lontano 12 settembre 1465.

Il Don ricorda anche le problematiche delle famiglie di oggi che spesso pensano di potersi reggere sulle proprie forze senza fidarsi veramente di Lui, unica fonte di energia che ci fornisce ogni antidoto contro le insidie dell’altro che mai si rassegna nell’averci perduto.

Sono citati alcuni paradossi del mondo di oggi come, ad esempio, la presenza in alcuni locali adibiti al divertimento dei giovani di luoghi di culto per l’altro, che vuole solo il male dei suoi adoratori.

La prima parte della cerimonia scorre via in modo molto veloce; un’occhiata all’orologio e lo stupore nel constatare che sono già le 17,20.

Dopo i classici avvisi per chi assiste solo alla prima parte della cerimonia, il Don prepara l’assemblea alla Preghiera di Guarigione e Liberazione.

Delle circa 1500 persone presenti in Santuario quasi nessuno si muove. Tutti rimangono al loro posto per questa sentitissima seconda parte della cerimonia.

Sono ricordate le problematiche relative ai campi della salute, delle negatività e del male oscuro della depressione che colpisce schiere sempre più numerose di persone che volontariamente rinunciano al Più, pensando di reggersi solo con le proprie forze e perdendo, in questo modo, motivazioni, voglia di vivere ed entusiasmo verso questo grande dono che è la vita.

Ed eccoci al momento più forte dell’intero pomeriggio, ovvero la benedizione con il Santissimo che il Don impartisce scendendo nell’assemblea, con pazienza certosina e precisione chirurgica senza far mancare a nessuno l’emozione del passaggio del Santissimo davanti a sé, con la possibilità di esprimere, in un momento d’estasi suprema, le intenzioni che più ci stanno a cuore per noi e per i nostri cari.

Si vedono pianti e si sentono suppliche, ognuno presenta i propri problemi e si sente, dopo quell’attimo, un po’ più sereno, come se avesse eretto una parte di quel muro di bronzo di cui Gesù ci parla.

La celebrazione termina alle ore 18. Le persone escono con la serenità di aver riempito la cisterna in un pomeriggio di ringraziamento da ricordare e con l’intenzione di fare in modo che la cisterna travasi, per far conoscere a sempre più persone la ricchezza di un patrimonio che ci è offerto gratuitamente e che spesso rifiutiamo per non conoscenza o per pigrizia.